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L'IPERTENSIONE ARTERIOSA
Che cosa è
Con il termine di
ipertensione arteriosa si definisce un aumento anormale
della pressione arteriosa. La pressione arteriosa è l’energia
con la quale il sangue circola nei vasi arteriosi.
Essa dipende dalla spinta
impressa dal cuore al sangue e dalla elasticità dei vasi
arteriosi: più questi sono rigidi e più la pressione
sarà alta.
I valori della pressione
arteriosa variano con l'età, tendendo ad aumentare con
il passare degli anni, e nel corso della giornata,
risultando più alti al risveglio, tendendo a diminuire
durante il giorno, aumentando in caso di sollecitazioni
fisiche ed emotive.
Si può quindi comprendere
come non esistano in senso assoluto valori di pressione
arteriosa normali e la definizione di limiti
netti possa risultare arbitraria.
In base alle ultime linee guida dell' Organizzazione
Mondiale della Sanità si parla di:
| |
massima (mmHg) |
minima (mmHg) |
| Pressione ottimale |
<120 |
<80 |
| Pressione normale |
<130 |
<85 |
| Pressione normale alta |
130-139 |
85-89 |
| Ipertensione lieve |
140-159 |
90-99 |
| Ipertensione moderata |
160-179 |
100-109 |
| Ipertensione grave |
>180 |
>110 |
| Ipertensione sistolica
isolata |
>140 |
<90 |
inoltre associando a questa categoria
di fattori di rischio:
| |
ipertensione lieve |
ipertensione moderata |
ipertensione severa |
| No altri fattori di rischio |
Basso rischio |
Rischio medio |
Rischio alto |
| 1-2 fattori di rischio |
Rischio medio |
Rischio medio |
Rischio altissimo |
| 3 o + fattori di rischio o diabete |
Rischio alto |
Rischio alto |
Rischio altissimo |
| Condizioni cliniche associate |
Rischio altissimo |
Rischio altissimo |
Rischio altissimo |
Su 100 pazienti con
riscontro di ipertensione arteriosa solo 3 o 4
presentano delle malattie ben identificabili e curabili
che hanno causato l'aumento dei valori pressori.
In tutti gli altri casi
non è possibile identificare una causa evidente: si
parla di ipertensione essenziale.
Si tratta quindi della
forma più comune di ipertensione arteriosa, nei
confronti della quale esiste una predisposizione
familiare e che sarebbe legata ad alterazioni da parte
delle cellule nella gestione di due sostanze: il sodio
ed il calcio.
Come si presenta: i sintomi ed il loro significato
Normalmente il primo
riscontro di ipertensione arteriosa, soprattutto nelle
forme lievi, è occasionale. E' difficile che
l’ipertensione dia inizialmente dei disturbi: spesso ci
si accorge di una pressione superiore alla norma dopo
anni dalla sua insorgenza.
A volte è possibile
avere, soprattutto nelle forme che presentano subito
valori molto elevati: cefalea, sensazione di testa
pesante, ronzii alle orecchie, vertigini, perdita di
sangue dal naso.
Normalmente i disturbi
provocati dall’ipertensione arteriosa sono legati ai
danni indotti dalla stessa su alcuni organi che
risultano particolarmente sensibili ad elevati valori di
pressione arteriosa, soprattutto se questi valori sono
mantenuti a lungo nel tempo: il cuore, il rene ed il
cervello.
A livello del cuore
un’elevata pressione arteriosa può provocare alterazioni
del ritmo cardiaco, dolori al petto (espressione di una
condizione ischemica del cuore, cioè di un ridotto
apporto di sangue rispetto ai bisogni), sino a giungere
ad una condizione di insufficienza cardiaca (cioè di
incapacità del cuore a far fronte al proprio ruolo di
pompa nel sistema circolatorio) che inizialmente si
manifesta con mancanza del respiro durante la notte, con
necessità di mettersi seduti per respirare meglio, o
durante lo sforzo, e con comparsa di gonfiori alle
gambe.
Sul rene l’ipertensione
produce una progressiva riduzione della funzionalità
renale con perdita di proteine nelle urine e riduzione
della quantità delle urine. Un’ipertensione arteriosa
elevata e mantenuta a lungo nel tempo può danneggiare
irrimediabilmente i reni.
I disturbi a carico del
cervello sono legati a danni del circolo cerebrale e
possono manifestarsi o con compromissioni acute e
drammatiche di alcune aree del cervello (ictus) oppure
con una lenta e graduale perdita di alcune funzioni
quali la memoria, l'attenzione, l'orientamento nello
spazio e nel tempo.
Come si fa la diagnosi
L'elemento base per poter
fare una diagnosi di ipertensione arteriosa è la precisa
misurazione della pressione arteriosa.
Si possono considerare
equivalenti tra loro i sistemi di misurazione manuale,
che richiedono una certa esperienza, e quelli
elettronici a lettura automatica, di uso più semplice e
utilizzabili comodamente al proprio domicilio.
Indipendentemente quindi
dal tipo di misurazione è importante che questa avvenga
in condizioni idonee.
Innanzitutto si deve
essere tranquilli e rilassati. La prima volta è
opportuno fare una misurazione stando in piedi e una da
sdraiati. E' sempre consigliabile fare almeno tre
misurazioni a distanza di qualche minuto l'una
dall'altra, confrontandole poi tra loro.
Negli ultimi anni si sono
sviluppati apparecchi tascabili (Holter di pressione)
in grado di misurare ripetutamente la pressione
arteriosa nel corso della giornata. Essi offrono il
vantaggio di poter controllare l'andamento dei valori
pressori nel corso delle varie attività svolte dal
paziente nella giornata.
Una volta accertata la
presenza di ipertensione arteriosa è opportuno valutare
la presenza di possibili cause evidenziabili.
Innanzitutto bisogna
escludere la presenza di fattori che, a volte, possono
dare ipertensione, quali:
farmaci (gocce
decogestionanti nasali, cortisonici, pillola
anticoncezionale, antiacidi contenenti sodio);
fumo;
abitudini
alimentari (ingestione di liquirizia, consumo di
alcool, cibi ricchi in sodio);
obesità.
Si tratterà poi di
ricercare l’eventuale presenza di malattie che possono
avere dato l'innalzamento della pressione arteriosa.
Per evidenziare malattie
del rene si ricorrerà ad un esame delle urine, ad una
misurazione mediante prelievo di sangue di alcuni
parametri che indicano la funzionalità dei reni quali
l’azotemia e la creatininemia, il sodio ed il potassio,
e di alcuni ormoni quali la renina e l'aldosterone.
Questi due ormoni,
insieme con altri ormoni steroidei verranno misurati per
evidenziare anomalie di funzionamento di ghiandole
chiamate ipofisi e surrene.
Un dosaggio della
quantità di zucchero presente nel sangue e nelle urine
potrà mostrare una possibile condizione di diabete,
malattia spesso associata all’ipertensione arteriosa.
Per identificare
l’eventuale presenza di un tumore (feocromocitoma) potrà
essere utile il dosaggio nelle urine e nel sangue di
sostanze chiamate catecolamine.
La ricerca nel sangue di
particolari anticorpi potrà confermare il sospetto di
malattie del sistema immunitario, a volte caratterizzate
dalla presenza di ipertensione arteriosa.
Una visita accurata potrà
infine identificare la presenza di alterazioni della
struttura delle arterie (ad esempio, restringimenti,
in punti critici in grado di innalzare la
pressione).
Tuttavia nella grande
maggioranza dei casi non è possibile identificare alcuna
causa alla base dell’ipertensione, ed essa viene
definita come ipertensione essenziale.
L’obiettivo diagnostico
da perseguire è in questo caso la ricerca di eventuali
danni d’organo prodotti dall’ipertensione.
Fondamentale è
un’accurata visita cardiologica atta ad evidenziare
eventuali stati di sofferenza del cuore indotti
dall’ipertensione.
Oltre ad un esame del
sangue, con particolare riferimento alla misurazione dei
già citati parametri che evidenziano la funzionalità del
rene, è importante eseguire una radiografia del torace
in modo da identificare eventuali ingrandimenti
dell’immagine del cuore, possibile espressione di una
ipertrofia, cioè di un aumento della massa del
muscolo indotta dalla pressione elevata.
La presenza
dell’ipertrofia potrà essere confermata da un
elettrocardiogramma.
Eventuali danni dei vasi
cerebrali, rischio di un possibile ictus, potranno
essere dedotti da un esame dei vasi della retina
mediante oftalmoscopio.
Le cure
Nei rari casi in cui
venga evidenziata una malattia come causa
dell’ipertensione arteriosa, la cura sarà evidentemente
diretta al controllo della malattia stessa, attraverso
farmaci, come nel caso delle malattie del sistema
immunitario o del sistema ghiandolare, o interventi,
come nel caso delle stenosi vascolari e delle malattie
del sistema ghiandolare non curabili con farmaci.
Nei casi di ipertensione
essenziale l'obiettivo della cura sarà invece quello di
abbassare direttamente i valori pressori.
Esistono innanzitutto
alcune misure che non prevedono l'uso di farmaci, e che
si rivelano particolarmente utili nelle forme più lievi.
Esse comprendono la
pratica di un esercizio fisico regolare, una dieta a
basso contenuto di sale e di grassi, la riduzione del
peso, la limitazione nell’assunzione di alcolici.
Quando queste misure non
si rivelano sufficienti è giustificato il passaggio
all'uso dei farmaci.
Numerosi sono attualmente
quelli a disposizione, con diversi meccanismi d'azione
il cui risultato finale è comunque quello di ridurre la
pressione arteriosa.
I diuretici, che
agiscono aumentando la quantità di urina prodotta,
riducendo così la quantità di liquido presente nei vasi.
I beta-bloccanti,
che riducono la frequenza del cuore, la sua forza di
contrazione e a volte possono aumentare il diametro dei
vasi, meccanismo detto di vasodilatazione.
I calcioantagonisti,
che hanno un’azione di vasodilatazione diretta.
Gli ace-inibitori,
che intervenendo sui sistemi renali di regolazione della
pressione arteriosa ne determinano l'abbassamento.
Gli antagonisti del
recettore dell'angiotensina II ( sartani ).A
differenza degli Ace inibitori , gli antagonisti del
recettore AT1 non inibiscono il catabolismo della
bradichinina e della sostanza P Ace-mediata.
Per questo motivo questi farmaci non sembrano causare ,
a differenza degli Ace inibitori , tosse secca
persistente , e rappresentano un'alternativa per i
pazienti che devono interrompere la terapia
dell'ipertensione con gli Ace inibitori
Gli alfa-bloccanti,
che producono indirettamente vasodilatazione.
I vasodilatatori
arteriosi, che agiscono direttamente sui vasi
arteriosi dilatandoli.
Gli agenti centrali ,
che agiscono sulle centraline di controllo della
pressione arteriosa collocate a livello cerebrale.
Gli
antiserotoninergici, che ostacolano l’azione di una
sostanza, la serotonina, in grado di aumentare i valori
della pressione arteriosa.
A volte è sufficiente
l'uso di uno solo di questi farmaci.
Nei casi più resistenti
si ricorre ad una loro associazione.
I controlli durante la cura
L'ipertensione arteriosa
è una condizione caratterizzata da una grande
dinamicità. Una cura efficace in un dato momento può non
esserlo più a distanza di tempo.
E' quindi buona norma
sottoporsi a controlli periodici non solo dei valori
pressori ma anche di tutti quei parametri che possono
indicare eventuali danni d’organo indotti
dall’ipertensione.
In particolare sono
consigliabili:
un controllo
della pressione arteriosa (una volta al mese);
un
elettrocardiogramma (una volta all’anno);
controlli dei
principali parametri ematochimici (una volta
all'anno).
A chi rivolgersi
Il primo riscontro di
ipertensione arteriosa avviene generalmente da parte del
medico di base.
Ed è sempre lui che è in
grado di programmare i primi esami di controllo.
E' per altro opportuno
che l'eventuale approfondimento delle indagini venga
affidato al medico specialista che imposterà la terapia
e ne seguirà l’efficacia nel tempo. |